Dizionario

STEREOTIPO
Il termine «stereotipo» nasce nel Settecento in ambito tipografico, ma viene applicato nel 1922 dal giornalista Walter Lippmann in ambito psichiatrico e sociale in un volume innovativo sui processi di formazione dell’opinione pubblica: il rapporto conoscitivo con la realtà non è diretto ma mediato da immagini mentali (stereotipi, appunto) che ognuno è portato a costruire. Lo stereotipo è il nucleo cognitivo del pregiudizio, l’insieme coerente e abbastanza rigido di credenze negative che un certo gruppo sociale condivide rispetto ad un altro gruppo o categoria sociale. Sue caratteristiche principali sono: la condivisione sociale, la generalizzazione, la rigidità.

Da Bruno M. Mazzara, Stereotipi e pregiudizi, Il Mulino, Bologna 1997


PREGIUDIZIO
Il pregiudizio è considerato come la tendenza a considerare in modo ingiustificatamente sfavorevole le persone che appartengono a un determinato gruppo sociale. Il pregiudizio è affettivo-emozionale, ha una radice razionale (stereotipo), ma coinvolge i sentimenti. Il pregiudizio non si limita solo a una valutazione, ma orienta concretamente l’azione verso la discriminazione. Due sono le motivazioni del pregiudizio: (1) il fondamento biologico dell’ostilità contro i diversi (competizione, marcatura del territorio, collaborazione fra simili), (2) La necessità psicologica di semplificare il mondo (il sistema cognitivo, di fronte alla complessità del mondo, ha la necessità di ridurre e semplificare la massa delle informazioni da trattare).

Da Bruno M. Mazzara, Stereotipi e pregiudizi, Il Mulino, Bologna 1997


BIAS
Il bias è una forma di distorsione della valutazione causata dal pregiudizio. Sono forme di autoinganno in cui cadiamo inconsapevolmente e ripetutamente. Alcuni esempi di bias sono l’illusione di controllo e l’eccesso di fiducia nelle nostre valutazioni.



DISCRIMINAZIONE
La discriminazione è un comportamento ingiustificato e negativo nei confronti dei membri di altri gruppi basato sulla loro appartenenza.

Da Daniel de Torres Barderi, Antirumours Handbook, 2018


DICERIA / RUMOR
Nel 1947 due psicologi dell’Università di Harvard, Gordon W. Allport e Leo Postman, hanno pubblicato il testo «The Psychology of Rumour» in cui definiscono la «diceria» come una credenza trasmessa di persona in persona, di solito attraverso il passaparola, in assenza di standard di verifica affidabili.

Da Daniel de Torres Barderi, Antirumours Handbook, 2018.


LA FORMULA DEI RUMOR

Durante la seconda guerra mondiale Allport e Postman studiarono i rumours collegati alla guerra e inventarono una formula matematica per descriverne il funzionamento e suggerire modi per contrastarli. Secondo la loro teoria, i due fattori principali che determinano l’intensità di una diceria (R= Reach, portata dei rumori) sono: importanza (i) e ambiguità (a). I rumours si diffondono quando gli eventi hanno importanza nella vita delle persone e quando le informazioni sono carenti o soggettivamente ambigue . L’ambiguità può derivare dal fatto che le notizie non sono chiaramente riportate, o dal fatto che esistono versioni contrapposte delle stesse notizie, o dall’incapacità dell’individuo di comprendere le notizie che riceve. La formula che definisce l’intensità dei rumours è:

R  =  i  x a

A questa formula di base, Chorus ha aggiunto un’ulteriore riflessione: alla crescita dello spirito critico (c) dell’ascoltatore corrisponde un indebolimento, o perfino un’interruzione della diffusione del rumour. Per ridurre l’intensità dei rumour è quindi necessario concentrarsi promozione del pensiero critico (Chorus, A., The basic law of rumor, in The Journal of Abnormal and Social Psychology, 1953).

R = i x a x 1/c

Da Daniel de Torres Barderi, Antirumours Handbook, 2018.


FAMIGLIE DI PREGIUDIZIO

Liberamente tratto dalle categorie di IAT (Implicit Association Test) dell’Università di Harvard

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